domenica 10 dicembre 2017

Non ho parole…

di Lucio Palazzetti


Avevamo iniziato nel 2008 io e Leone a realizzare questa pagina: lui creava i rebus, gli anagrammi, mi mandava le sue riflessioni talvolta profonde, altre volte spiritose, come sapeva fare lui, che però non sapeva ancora destreggiarsi con internet, quindi io le pubblicavo. La cosa è durata un paio d’anni, finché Leone ha imparato ad usare Facebook… e da allora è stato un moltiplicarsi di adepti che ogni mattina lo hanno seguito nei labirinti dei suoi giochi enigmistici. Fino a mercoledì scorso…
È stata una morte improvvisa, sopraggiunta in diretta davanti a 80 persone: Leone Pantaleoni, 72 anni, giocatore di scacchi e famosissimo enigmista, si è accasciato mercoledì scorso alle 16.15 mentre stava tenendo una conferenza sulla sua passione, l’enigmistica, per l’UNILIT di Fermignano. Ora non rimane per noi, come avrebbe suggerito lui, che dedicargli un cucchiaino (mezzo minuto di raccoglimento). E come si evince dal suo anagramma onomastico (Leone Pantaleoni = non le piante a leo) non offrirgli fiori ma opere di bene. Ieri mattina si sono svolti i funerali nella chiesa dei Cristo Re, vicino a casa sua a Pesaro.
Toccanti sono state le parole che tanti hanno voluto dedicargli, compresi alcuni bambini ai quali Leone insegnava il gioco degli scacchi. Parole dalle quali è emersa la figura di un uomo buono, esemplare, generoso ed instancabile nell’inseguire la sua creatività.
Toccante è stato anche l’articolo che Franco Bertini gli ha dedicato sul Resto del Carlino, che desidero riproporre integralmente qui:

Ora che vedi la sindone dacci la soluzione
di Franco Bertini

«SO’ IO...». Ti voltavi e lui era proprio lì dietro di te probabilmente già da un po’, con quel suo sorriso che non sapevi mai fino in fondo se era più dolce o più triste, comunque sempre discreto e di buona famiglia. Non lo avevi manco sentito arrivare in redazione, perché Leone Pantaleoni era uno fatto così: entrava in punta di piedi dappertutto, nei posti, nei rapporti con le persone, nella vita. «Sono venuto per convertirti, diavolaccio », diceva, e lì, pura commedia dell’arte, cominciava la solita pantomima di scambi di parolacce e di imprecazioni, gli dicevi «sei l’uomo della sindrome», «sei lo sfigatore del venerdì 17» e altro pure peggio. Lui sorridente, diceva «Ma i’ at’voi ben lo stess». Insomma era uno dei tanti fenomeni sotto le cui sembianze si può andare a cacciare una di quelle amicizie senza data e senza tempo, fatta di parole e di espressioni avvolgenti molto più significative di scontati abbracci e pacche sulle spalle. Leone Pantaleoni veniva da Cagli e anche da Pianello, terre linde, delle quali aveva conservato la delicatezza, la sensibilità e anche la nobiltà.
Perché nessuno è più nobile di un signore dall’animo buono senza infingimenti e Leone era uno fatto esattamente così. Perché credete che nelle immagini dei suoi infiniti rebus i paesaggi sono sempre sereni, con le nuvole bianche che vagano in cielo, con le pecore che brucano, con i bimbi che corrono giocando e con le persone che hanno sempre le stesse facce buone? Perché quello è il mondo che lui ha creato e tenuto in vita per decenni a sua immagine e somiglianza.
«Pronto, so’ Leone» «Che cavolo vuoi?». «En fe el trist, tant al so che n’è vera, ho fat ‘na robina, el so c’la butterai via, a me me par’ carina ...». Dove potremmo, di questi tempi più indefinibili che indefiniti, andare a trovare un’altra persona che abbia, oltre alla famiglia e agli amati nipoti, queste tre aristocratiche passioni coltivate con profondità e capacità uniche e in ordine anche “palindromo” (era capace di dirti anche cose così): l’enigmistica, gli scacchi e la Sacra Sindone. Un’amica comune ha riferito di aver praticamente passato la scorsa notte in bianco per rispondere ai tanti messaggi in arrivo da tutta Italia per sapere notizie della scomparsa di Leone, anzi del “Leone da Cagli”.
Potrebbe far anche sorridere, ma, pensandoci bene, Leone, come tutti i veri bravi maestri di una volta, non poteva che andarsene proprio mentre stava diffondendo il suo verbo ai suoi tanti allievi e proseliti. Ah, Leone, Leone, ma che razza di rebus hai mai tirato fuori adesso? Che razza di mossa sei andato a inventarti sulla scacchiera? L’hai combinata grossa.

Adesso che tu non ci sei più, nessuno saprà mai darci la soluzione. Va almeno un po’ meglio per quanto riguarda la Sacra Sindone: su quella adesso potrai chiedere e avere notizie in diretta. Ciao “Leone”!

mercoledì 8 febbraio 2012

A PROPOSITO DI FREDDO



Alla maniera di Ettore Petrolini ci si potrebbe chiedere che cos'è questa crisi. Crisi termica, intendiamo. E davvero c'è di che rabbrividire ad elencare soltanto alcune fra le tante curiosità legate al freddo.



Cominciando ad esempio col dire che a provocarne la sensazione è una proteina il cui nome è TRPM8, acronimo di Transient Recepor Potential of Melastasin type 8. Sotto i 26 gradi essa produce calore corporeo migliorando la circolazione sanguigna.



E' con i – 34,6°C del Plateau Rosà che in Italia si è raggiunto il più alto o, se preferite, il più basso grado di freddo. Altrimenti, per pretendere il massimo o, sempre se preferite, il minimo planetario conosciuto (-89,2°C), bisogna proiettarsi fino a Vostock, in Antartide.



Il tutto mentre dall'altro capo del globo, all'estremo nord della Svezia, in quel di Jukkasjarvi, 200 km oltre il circolo polare artico, fa bella mostra di sé un albergo fatto tutto di ghiaccio.



Si sa che -273°C è il cosiddetto zero assoluto. Mai raggiunto in natura, in laboratorio lo si è sfiorato fino quasi a toccarlo con la punta dell'unghia.



Dal punto di vista nutrizionale, con temperature in caduta libera i cibi-paracadute sono quelli ricchi di vitamina A (carote, cicoria, fagiolini, ravanelli, spinaci, zucche e zucchine) e quindi di vitamina C (arance, mandarini, kiwi, limoni, peperoncino). Altamente consigliati sono il ferro e le fibre contenuti in fagioli, fave secche, lenticchie e piselli. Sommamente benefico è l'apporto delle proteine; in misura calibrata però e precisamente in ragione di un grammo di carne per ciascun chilogrammo di peso corporeo. Alito e occhi permettendo, provvidenziale è inoltre l'azione antibatterica di aglio e cipolla, in special modo se crudi.



Da ultimo una inedita chiosa di carattere ludolinguistico. Sapete perché Fred, Dino, Duccio, Dante, Dario ed Edda compongono la compagnia più intirizzita del mondo? Ma perché i loro nomi provengono dal freddo nel modo che segue: FRED-DINO, FRED-DUCCIO, raf-FRED-DANTE, FRED-DARIO e FrEDDAmente. Come freddura ci può anche stare, no?


Leone Pantaleoni
Enigmista

sabato 12 febbraio 2011

IL SAN VALENTINO DELL’ENIGMISTA, DUE CUORI E UN ANAGRAMMA

Doriana ama Adriano, frase che più 'sanvalentiniana' non si può. Ma non sarà invece che lei e lui s'attraggono semplicemente perché Doriana e Adriano sono formati dalle medesime lettere cambiate di posto?
Che poi è quanto succede con le coppie Romina-Marino, Cristian-Cristina, Ramon-Norma e Sophie-Ioseph.
E non sarà che Danilo e Aldino amano la medesima donna perché Danilo e Aldino sono composti dalle identiche lettere? Proprio come accade per Raoul e Lauro, Rolando e Orlando, Renato e Antero e Zeno ed Enzo. Senza dimenticare che in identica situazione vengono a trovarsi Teodora e Dorotea, Ramona e Romana, Lavinia e Liviana ed Esterina e Teresina.
Beh, se tutto il bailamme testè ipotizzato rispondesse al vero, le questioni di cuore non ricadrebbero soltanto sotto la giurisdizione del trasognante Valentino ma anche sotto quella di un Edipo più realista del re. Quel medesimo Edipo che da quando si tolse l'uzzolo di risolvere il quiz che la perfida Sfinge credeva insespugnabile, è emblema della enigmistica e che, in quanto tale, non può dimenticare che l'anagramma (questo il nome del gioco) è faccenda di sua squisita competenza.
Sempre in tema di amore di coppia, altra sorprendente curiosità riguarda la frase: il peggior dei mali? E' il pigliar moglie! Dove, 'il peggior dei mali' ha le stesse 8 vocali e 8 consonanti di 'E' il pigliar moglie'.
Ma non basta, perché nella replica 'Ed il pigliar marito, ti par l'idea miglior?', anche 'Ed il pigliar marito' è formato dalle medesime 8 vocali ed 8 consonanti di 'ti par l'idea miglior'.
Intanto, non sembra davvero venire in soccorso la condizione opposta, visto che irrompono a questo punto sulla scena gli alti lai della immancabile zitella che, nella frase 'San Valentino? Vent'anni sola!' che tanto evidenzia la sua annosa e crepuscolare condizione, essa fa debitamente notare come 'San Valentino' sia il beffardo anagramma di 'vent'anni sola'.
Preso a se stante, il nome Valentino può rimescolarsi in levantino (che proviene da levante), ventolina (piccola ventola) e vinolenta (che ha bevuto molto vino); e quindi nel verbi involante, ventilano e volantina (volantina colui che distribuisce volantini).
Mentre, in qualità di frase, può trasformarsi in 'Va nel tino' o nelle negazioni 'Non ti vale', 'Non vitale', 'Non velati', 'Non il vate' e 'Non l'evita'.
Intanto, nel prosieguo delle elucubrazioni, per cambio d'iniziale Valentino si trasforma in salentino (del Salento) e talentino (contenuto talento), mentre, per contrazione, è quel magico Vale curiosamente composto dagli incitanti e propulsivi va' (vai!) e alé (avanti!).


E che, per via della rima con Carnevale, copre in un amen il tragitto Tavullia-Fano.



San … Valentino Rossi
LEONE PANTALEONI

giovedì 6 gennaio 2011

SE ENIGMISTA FA RIMA CON PESSIMISTA

“L’ANNO DUEMILAUNDICI E’ ARRIVATO” ISPIRA ALTRE INFAUSTE PREVISIONI ALL’ENIGMISTA . . . MA PIU' CHE DRAMMI SONO ANAGRAMMI.

Sarà che 2011 letto senza lo zero dà un due di novembre (2/11) che non può dirsi propriamente data lieta, sta di fatto che deve essersi davvero svegliato di malumore l'enigmista in questa gelida alba del nuovo anno.
Almeno a quanto danno a vedere le prime due quartine delle tre a seguire, dove, con diavolo in terra, 'utili' armi nucleari, orde di nuova criminalità, laido re e male inaudito, l'elenco di visioni apocalittiche si modula su una sorta di tragico crescendo rossiniano. Al punto di giungere a quel culmine che è la fatidica domanda sulla esistenza di Dio.
L'ultima quartina è invece dedicata a una inguardabile televisione perché preda del drago a due teste audience-pubblicità.

Cosicché il plasma non sono soltanto morti cristalli della videotecnologia ma anche sangue vivo di telespettatori. Al di là d'un pessimismo cosmico ma anche un po' comico (non ci avrete mica preso troppo sul serio?), l'assoluta curiosità di ciò che leggerete sta nel fatto che ciascuna riga delle dodici proposte è formata dalla medesime 27 lettere (14 vocali e 13 consonanti) della frase 'L'anno duemilaundici è arrivato' cambiate di posto (controllare per credere). Si tratta di anagrammi, insomma, è non di drammi:

Il rude, unico domani entra al via,
ma radunò nuovi lieti calendari?
Un diavolo in terra induce malìa
e va donando 'utili' armi nucleari.

Le orde di una nuova criminalità
levan i reati comuni d'un laido re;
un male inaudito riconvaliderà
l'incuria innaturale. Ma Dio dov'è?

Un Dio c'è, ma non ride alla Rai-tivù.
Lì un demonio cura l'avidità nera;
lui ama il denaro e non ci dà virtù.
Indi, ora decolli un'Umanità vera!


Leone Pantaleoni

domenica 2 gennaio 2011

L'ANNO DUEMILAUNDICI E' ARRIVATO

Come vampiro sempre più avido, il demone del micidiale binomio pubblicità-audience la fa infine da padrone nel testo a seguire dapprima dedicato ai lati più oscuri dell'appena entrato 2011. Ne consegue che il plasma non sono soltanto i cristalli puri della videotecnologia ma anche corpuscoli e siero del nostro sangue d'inermi e reiteratamente torturati telespettatori.


Belen Rodriguez


Il valore delle tre quartine, ammesso che ci sia, è da considerarsi edipico (enigmistico, se si preferisce) e non poetico. Ciascuno dei dodici versi, infatti, è anagramma formato dalla medesime 27 lettere (14 vocali e 13 consonanti) della frase 'L'anno duemilaundici è arrivato' cambiate di posto (controllare per credere):


Il rude, unico domani entra al via,
ma radunò nuovi lieti calendari?
Un diavolo in terra induce malìa
e va donando utili armi nucleari.

Le orde di una nuova criminalità
levan i reati comuni d'un laido re;
un male inaudito riconvaliderà
l'incuria innaturale. Ma Dio dov'è?

Un Dio c'è, ma non ride alla Rai-tivù.
Lì un demonio cura l'avidità nera;
lui ama il denaro e non ci dà virtù.
Indi, ora decolli un'Umanità vera!
LEONE PANTALEONI

DUEMILAUNDICI: UN ANNO DA ANAGRAMMARE

...è presto fatto:


IL DRAMMA E' IN TAVOLA CON L'ANAGRAMMA

Cenone di Capodanno, ovvero la 'panza macabra' dell'enigmista.


Imprescindibile avvertenza per il Cenone di Capodanno qualora siate ospiti di chi ha l'uzzolo del riposizionare lettere di parole o frasi per formarne di nuove: prima di sedervi a tavola (più bandita che imbandita e ne capirete presto il perché), vi consigliamo di aspettare.
Si dà infatti il caso che tipi del genere confondano allegramente PERA con RAPE, AGNELLI con GALLINE, CROSTATA con CASTRATO, RICOTTA con CITRATO, BUDINO con BUONDI' (Motta, naturalmente) e ARANCINI con CANARINI. E se vi balza in testa la malcapitata idea di domandar loro un BRASATO, niente di più facile dal dover sobbalzare per una sconquassante BORSATA. Adusa a tanto travisare, gente di tal fatta potrebbe stravolgervi il menu della serata, al punto di servirvi 'PALLA DI SERPENTE E API PEDOFILE STOMACOSE' al posto di 'FILETTO DI PESCE SPADA AL LIMONE E PEPE ROSA', semplicemente perché le due portate sono composte dalle medesime 17 vocali e 19 consonanti cambiate di posto. E così anagrammando, sarebbe capacissima di far seguire 'IENA, LARVE NOSTRANE GOMMOSE' invece di 'SALMONE NORVEGESE MARINATO'. E quindi 'ACARI CALMI E TE' in sostituzione di 'ALICI MACERATE'. La danza macabra e meglio ancora la panza macabra, proseguirebbe con 'PRIMO FETIDO, MICIO, CONIGLIO E GALLO COL SIDOL, DONNOLE TORVE, SEDANO ALLA NITROGLICERINA' (anagramma di 'TAGLIOLINI CASERECCI ALL'OLIO DI MONTEGRIDOLFO, VONGOLE NOSTRANE E POMODORINI DOLCI'). Atterriti e imperterriti, i sopravvissuti potrebbero tirar innanzi con 'LUMACHE SCIANTOSE, RAMARRO CONICO, TARLI SATOLLI' (anagramma di 'RISOTTO ALLA MARINARA CON CROSTACEI E MOLLUSCHI'). E mentre nella pantagruelica lista si prevedono ancora 'RAGNI SODI E NON COTTI' (anagramma di CONTORNI DI STAGIONE) e 'FAINA MACILENTA, TRE ZANZARE QUERULE, GAMBA DESTRA DI BOVINO E/O RAGNO CINESE' (anagramma di 'ACQUA MINERALE NATURALE E FRIZZANTE, TREBBIANO E SANGIOVESE DOC DI ROMAGNA'), tra occhi sbarrati in grottesche smorfie di disgusto, verdastre colate di bava agli angoli della bocca e prolungati e miagolanti conati, non resta che augurare un ottimo 2011. Ma, prim'ancora, un buon appetito.

Leone Pantaleoni

sabato 25 dicembre 2010

IL NATALE DELL'ENIGMISTA

L'arrancante Babbo Natale (per carenza di camini?),
un'usanza assai diffusa anche dalle nostre parti.
E' a cominciare dalla parola Natale che sfavilla di luci il Natale. Infatti, per cambio di consonante, da Natale si passa a naVale, naSale e Fatale.
Per cambio di vocale, da Natale si va a iatale (un tipo di ernia).
Proseguendo, la parola 'Natale' s'incastona perfettamente nelle frasi:
staNATA / LEpre, emaNATA / LEgge, balleriNA / TALEntuosa e inNATA / LEtizia.
Per riposizionamento di lettere (anagramma) da Natale si ottiene 'altane' (tipici terrazzi veneziani). Con nomi derivati dal Natale, ricordiamo la scrittrice Natalia Ginzburg, lo storico e critico letterario Natalino Sapegno, l'attrice americana Natalie Wood (protagonista del Musical West Side Story), il cantante Natalino Otto e la giornalista Natalia Aspesi. Per via del cognome, nel calcio spicca l'attaccante dell'Udinese Antonio di Natale.
In un brano omovocalico (significa contenente un solo tipo di vocale che nella fattispecie è la 'a') che descriva il 25 dicembre può aversi: 'Amara data, Satana: tanta calca va alla cara stalla, all'amata casa, alla santa capanna!'.
Passando dal sacro al profano, al top del top delle freddure (è proprio il caso di dirlo) staziona inamovibile il titolone di giornale a carattere cubitali (Arrestato Babbo Natale perché colto con le mani nel sacco).
Facendo leva sul bisenso che è gioco enigmistico a tutti gli effetti, nel caso dovessero chiedervi cosa fanno di nascosto sotto l'albero la Regina d'Inghilterra e il Re di Spagna, non abbiate timori reverenziali nel rispondere: - I regali! -.
Infine, venendo al mai accantonato multietnico, se nel reparto elettrodomestici di un grande magazzino doveste sentirvi dire: "Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun", non impressionatevi. Non si tratta degli intraducibili gargarismi d'una malfunzionante lavatrice ma delle parole di un cinese di Canton. Il quale, con un sorriso a trecentosessanta gradi, vi ha appena augurato "Buon Natale!" nella sua lingua.

Leone Pantaleoni

mercoledì 8 dicembre 2010

I FALO' DELL'IMMACOLATA

Ardono ancora, nella nostra provincia, gli echi d'una radicata tradizione legata alla Festa della Immacolata. Si tratta dell'accensione di grandi falò lungo le strade meno battute o in spiazzi disabitati di periferia (oggi sempre più rari per via del traffico e della cementificazione). Ricordo, nella Cagli in cui sono nato, che alla generale trepidazione suscitata dall'atavico fascino del fuoco si univa la particolare apprensione delle madri affinché gli scalpitanti figlioletti non finissero a ridosso di una fonte di calore capace di provocare danni irreparabili con i soli lapilli sputati qua e là come luccicanti coriandoli.
Rami, sterpi, paglia e fascine, elemosinandone di casa in casa o trasportandone personalmente dal limitrofo contado, erano di solito ragazzi e ragazze ad occuparsi della provvista del materiale da ardere. Calato che era il sole, si appiccava il fuoco alla infiammabile catasta e di lì a poco tutti quanti a cantare e ballare come in un sabba attorno al corroborante falò. Intanto, simili a tizzoni d'inferno, gl'immancabili arditi (incoscienti?) erano soliti saltabeccare tra lingue di fuoco accompagnati da ovazioni più o meno, è proprio il caso di dirlo, calorose. A combustione avvenuta, con pale e rastrelli, donne e uomini non si lasciavano di certo sfuggire la ghiotta occasione di riempire di carboni ardenti la pancia di luccicanti bracieri di rame o d'ottone così da dar manforte al camino nel riscaldamento di gelide abitazioni. Meglio tardi che mai, ed anzi meglio ... petardi che mai, col trascorrere degli anni, alla funzione purificatrice del fuoco, fecero eco - e che eco! - i pirotecnici scoppi di mortaretti. Inutile chiosare col dire che a quel punto il grado di pericolo toccava il limite d' integrità a persone o cose. Rammento con rinnovato dolore che capitò ad una mia amica di affogarsi tra le proprie lacrime per essersi giocata un soprabito con collo di lapin appena sfoggiato. Vada per l'ancestrale ed inattaccabile sacralità del fuoco e d'accordo sul fatto che la pelliccia è comunque meglio della pellaccia. Ma sacrificare un costoso cappotto comprato a suon di sudati risparmi, questo sarebbe troppo anche per la più osservante delle vestali.

Leone Pantaleoni

giovedì 8 luglio 2010

ENIGMISTICA PER I PICCOLI, SPECIE SE CRESCIUTI

C’è Leone da Cagli al Salone della Parola che va ad incominciare

Nel “Salone della Parola” che va ad incominciare v’è uno spazio dedicato all’enigmistica per i piccoli, laddove, proprio come accade con i giocattoli, va ad intrufolarsi uno stuolo incalcolabile di adulti. Ad occuparlo è Leone Pantaleoni, da sempre il ‘Leone da Cagli’ della Settimana Enigmistica. Logico allora rivolgersi a lui per aver maggiori dettagli in proposito: “Non di rado declassata a passatempo che subito si declina in perditempo anche a causa d’improvvisate rivistine “usa e getta” da consumarsi soprattutto in treno, sfuggono a non pochi i piani nobili dell’Enigmistica. Non per nulla gli antichi greci ne fecero gioco intellettuale, esercitando il loro acume nelle leggendarie sfide tra grandi personaggi alla fine dei banchetti; con relativi premi e penitenze, intendo, qual è ad esempio quella di esser costretti a bere vino inacidito. Parliamo di gente che, tanto per citare, risponde al nome di Omero, Pindaro e Platone. Del primo narra la leggenda che dinnanzi al quesito postogli da alcuni pescatori (“quelli che non troviamo li teniamo, quelli che troviamo li buttiamo”) non seppe dare la soluzione (i pidocchi) fino a suicidarsene. L’opposto accadde ad Edipo con la Sfinge, alla quale, dinnanzi al fatidico busillis (“qual è l’essere che cammina ora a quattro, ora a due e ora a tre gambe?”), seppe rispondere “l’uomo”. I fatto è che l’ Enigmistica, sia essa vista da sud, nord, est o ovest, confina da ogni parte con la ludolinguistica. Cosicché l’enigmistica sa davvero lavorarla la lingua, cogliendone segmenti per disgiungerli e ricongiungerli. Quindi inventa metafore e, al pari con la Letteratura, ne risveglia di assopite riproponendone d’inedite. Inoltre, come la Poesia, essa abitua alla concisione, riuscendo, attraverso cortocircuiti di analogie, ad esprimere ben più del solito parlare. Ideale materia scolastica che unisce l’utile al dilettevole, agli alunni insegna a trastullarsi con le parole, con le più sottili figure della retorica, fino a spingersi alle immagini più ardite”. Essendo soggetto che se vede un’A pensa ad ASOLA (a sola) e se vede un’I pensa ad ISOLA (I sola) ma anche al corrispondente romano dell’Unità (infatti I maiuscola è il numero uno degli antichi romani), resta il fatto che è persona da maneggiare con cura l’enigmista. Il quale, se fosse un pacco, lo si potrebbe comodamente capovolgere visto che essendo già sotto sopra di suo, non si farebbe che rimetterlo nel verso giusto”.
uno scherzoso bisenso di ‘Leone da Cagli’
la cui soluzione è “Insegnante di sostegno”.

SE MASSIMO CACCIARI RIAMMASSA I COCCI

SALONE DELLA PAROLA


(8 luglio, giorno uno)



Negli anagrammi di Leone da Cagli ce n’è anche per Maurizio Costanzo (sorcio umanizzato)



Dalle 18 di stasera (Biblioteca San Giovanni) Leone Pantaleoni (da sempre il Leone da Cagli della Settimana Enigmistica) parlerà di anagrammi, quel gioco dove riposizionando lettere di parole o frasi se ne ottengono di nuove. Davvero curiosi quelli di Massimo Cacciari (riammassa i cocci) e di Maurizio Costanzo (sorcio umanizzato) che vi proponiamo in foto.



venerdì 18 giugno 2010

IL MAESTRO FUCCI VA IN PENSIONE

In occasione del pensionamento dell’insegnante Ernesto Fucci che, conseguente alle nuove disposizioni di legge, impedirà allo stesso di completare l’ultimo dei cinque anni previsti dall’intero ciclo scolastico, i genitori degli alunni della IV A della Scuola primaria Anna Frank di Santa Maria delle Fabbrecce ci fanno pervenire il testo che segue:
“Per il semplice fatto che è umanamente impossibile elencare le doti e i meriti dell’ l’insegnante Ernesto Fucci, non ci è facile contenere in poche righe i nostri conseguenti sentimenti di gratitudine per lui. Sono davvero tante (avremmo voluto scrivere “troppe” se non fosse che alla provvidenza mai debbono porsi dei limiti) le cose che egli ha fatto per i nostri figli. Premesso che ha innanzitutto reso loro indolore il passaggio dalla scuola d’infanzia alle elementari, del programma scolastico è riuscito ad eluderne le sterili conseguenze di chi è solito svolgerlo come grigio disbrigo di pratiche. Aperto a tutto quanto il sociale e nemico giurato di qualsivoglia tesi preconcetta, di tale programma ne ha elaborato i temi in maniera libera ma non per questo arbitraria, dimostrando come l’imparare non collida giocoforza con l’immaginare e come la realtà possa benissimo andare a braccetto con la fantasia. Nessuno potrà mai dimenticare il suo accattivante ma anche pressante invito alla lettura (non a caso, di concerto alla moglie ha gestito in maniera egregia la biblioteca scolastica) e la sua abilità di collegare i personaggi di carta dei libri a quelli, in carne ed ossa, del vivere quotidiano. Nonostante non possa egli dirsi per ragioni anagrafiche figlio del computer al pari dei suoi scolari, non si è lasciato sfuggire la imprescindibile importanza dell’elemento informatico e il suo crescente divenire. Con autentica maestria di chirurgo, ha saputo operare nelle situazioni difficili, innanzitutto sdrammatizzandole. Sempre corretto nei rapporti con genitori e alunni, dai genitori ha saputo cavarne i frutti della migliore collaborazione. Da ultimo, ha compreso che portare a scuola il Leone Pantaleoni della ludo linguistica e degli scacchi avrebbe significato valorizzare ulteriormente il suo già inestimabile operato. Grazie, grazie di cuore, Maestro Ernesto Fucci!”

Ernesto Fucci, microfono in mano,
assieme all’amico di … cattedra Leone Pantaleoni.

ENIGMISTICA PER I PICCOLI, MEGLIO SE CRESCIUTI

Al Salone della Parola che va ad incominciare

Nel “Salone della Parola” che va ad incominciare vi è una sezione dedicata all’enigmistica per i più piccoli, quelli che, come accade con i giochi per bambini, nascondono uno stuolo incalcolabile di adulti.


A curarlo è Leone Pantaleoni, il Leone da Cagli della Settimana Enigmistica. Logico allora rivolgersi a lui per aver maggiori dettagli in proposito: “Non di rado declassata a passatempo che subito si declina in perditempo anche a causa d’innumerevoli e mediocri rivistine “usa e getta” da consumarsi soprattutto in treno, sfuggono ai più i piani nobili dell’Enigmistica. Non per nulla gli antichi greci ne fecero gioco intellettuale esercitando il loro acume nelle leggendarie sfide tra grandi personaggi alla fine dei banchetti; con relativi premi e penitenze, intendo, qual è ad esempio quella dell’esser costretti a bere vino inacidito. Parliamo di gente che, tanto per citare, risponde al nome di Omero, Pindaro e Platone. Del primo si narra che dinnanzi al quesito postogli da alcuni pescatori (“quelli che non troviamo li teniamo, quelli che troviamo li buttiamo”) non seppe dare la soluzione (i pidocchi). L’opposto accadde a Edipo con la Sfinge, alla quale dinnanzi al busillis (“qual è l’essere che cammina ora a quattro, ora a due e ora a tre gambe?”), seppe rispondere “l’uomo”. I fatto è che l’Enigmistica confina dovunque con la ludolinguistica. Significa che essa sa lavorare e utilizzarla la lingua, ne prende dei segmenti per disgiungerli e ricongiungerli fino al crearne di nuovi. Inventa metafore e, al pari con la miglior Letteratura, ne risveglia di assopite riproponendone d’inedite. Inoltre, come la Poesia, l’Enigmistica abitua alla concisione, riuscendo, attraverso cortocircuiti di analogie, ad esprimere ben più di quanto non lo faccia il solito parlare. Ideale materia scolastica che unisce l’utile al dilettevole, ai giovani insegna innanzitutto a giocare con le parole, con le più sottili figure della retorica, fino alle immagini più ardite”. Essendo soggetto che se vede un’A pensa ad ASOLA (a sola) e se vede un’I pensa ad ISOLA (I sola) ma anche al corrispondente romano dell’Unità (infatti I maiuscola è il numero uno degli antichi romani), resta il fatto che è persona da maneggiare con cura l’enigmista. Il quale, se fosse un pacco, lo si potrebbe comodamente capovolgere visto che essendo già sotto sopra di suo, non si farebbe che rimetterlo nel verso giusto”.

Nella foto:
uno scherzoso bisenso di Leone da Cagli la cui soluzione è “Insegnante di sostegno”.

LE BUFFONAGGINI DI BUFFON

Uno per ciascuno, Leone da Cagli ci propone gli anagrammi onomastici dei giocatori della nazionale

Non se ne avrà Gianluigi Buffon se vocali e consonanti del suo nome e cognome possono riposizionarsi nella frase: "lui? Buffonaggini!". Del resto l'anagramma è l'anagramma e farne un ana...dramma sarebbe cosa più inutile che sciocca. Con Alberto Gilardino che si traduce in "al tiro, gran bolide!" le cose vanno decisamente meglio. Non vi foste accorti, stiamo proponendo gli anagrammi onomastici dei giocatori della nazionale cosicché, se confina con il gossip Daniele De Rossi (dissero di Elena), sconfina nello spogliatoio Gianluca Zambrotta. Il suo "la garza in combutta" ci fa pensare a una baruffa per venir in possesso d'una bianca striscetta di seta o cotone stavolta più idrofoba che idrofila. Un Fabio Cannavaro desideroso d'esser incluso nella rosa nazionale, non ha motivo d’eccedere in salivazione. Con "Africa, non bava" chiarisce una volta per tutte il suo anagramma che lui nel continente nero e dentro la maglia azzurra ci sta già. Che Torino sia città plumbea ce lo rammenta un Giorgio Chiellini rivolto al Banfi juventino (ho cieli grigi, Lino!). A un obliquo Claudio Marchisio che minaccia di dire (schiudo ai clamori), fa eco la linea a cui è richiamato Simone Pepe (meno seppie). E che pancia piena sia garanzia di sonnolenza lo ribadisce un Riccardo Montolivo che solo il suo sport preferito può ridestare dalla pennichella (dormo? Calcio in TV!). Con "mi conosci di certo", vien da chiedersi a chi mai si rivolga Domenico Criscito, mentre, con "perdona l'ira", si erge in evangelica versione il convalescente Andrea Pirlo. Stretto nella morsa Jerry Scotti-Carlo Conti, chiude in sorprendente chiave ludica Vincenzo Iaquinta. Il suo "a quiz è nona vincita!" ce lo fa scoprire imbattibile campione alla Sallustio (quello di Passa Parola). Infine Marcello Lippi, il cui anagramma oppone un polemico "rimpalli colpe" a un inquietante "crampi? Pillole!". Col suo anagramma "abile, fa colpo" se la ride allora un Fabio Capello dimentico della paperissima del suo portiere.
Leone Pantaleoni

sabato 12 giugno 2010

SCACCHI E REBUS GRATUITI COL LEONE DA CAGLI

Tutti i martedì e giovedì ai bagni Gilberto

Riservate ai ragazzi e in un orario che va dalle 18 alle 19 del martedì e giovedì, lezioni gratuite di scacchi e rebus quest’estate ai Bagni Gilberto. Sarà Leone Pantaleoni a tenerle, il “Leone da Cagli” della Settimana Enigmistica. Eletto Cagliese dell’Anno nel mese di febbraio e premiato dal Circolo della Stampa in quello di maggio, questo 2010 è davvero anno ruggente per Leone che in fatto di scacchi e rebus puntualizza: “Solleticano la fantasia e stimolano il ragionamento; uniscono l’utile al dilettevole; e nel mostrare che i più bei giochi del mondo confinano a ovest col nostro cuore e a nord col nostro cervello, dimostrano che cercare il divertimento nelle cose sbagliate è la cosa più sbagliata del mondo. La prima lezione è programmata per martedì 15 giugno e per iscriversi basta telefonare al 30245 (Pantaleoni) o al 32887 (Bagni Gilberto); oppure inviare una e-mail a lpanta@alice.it o a gilberto@bagnigilberto.it

Nella foto 1: assistito da Stefano Tombari (Bagni Gilberto), Pantaleoni indica la mossa giusta del cavallo.


Nella foto 2: Matteo Mezzolani, 11 anni, vincitore della edizione 2008 della Olimpiade Enigmistica “Bagni Gilberto”.

mercoledì 2 giugno 2010

PESARO- SONDRIO-SARAJEVO,


Mentre gli scolari della Valtellina han proposto con pezzi viventi una storica partita commentata dall’enigmista Leone Pantaleoni, eccoli, da sinistra, il rappresentante della città di Sarajevo e quello della nostra città mentre stanno per affrontarsi nell’ambito del triangolare scacchistico Pesaro-Sondrio-Sarajevo organizzato dalla Scuola Primaria Anna Frank di S. Maria delle Fabbrecce e di cui al collaudato progetto “Time for Peace”. Gli scacchi come incontro invece che scontro, insomma.

DALL'UOMO DI EDIPO AI PIDOCCHI DI OMERO

Oscillante tra poesia e letteratura, nobile arte è l’enigmistica primogenita della ludolinguistica

Giove Pluvio permettendo, con giugno arriva l’estate ancor prima del fatidico giorno 21 e con l’estate arriva la spiaggia e con la spiaggia i giochi enigmistici sotto l’ombrellone.

Ecco perché abbiamo voluto sentire in proposito il Leone Pantaleoni che da sempre è il “Leone da Cagli” della “Settimana Enigmistica”:

“Non di rado equivocata quale passatempo che subito si declina in perditempo, sfuggono ai più i piani nobili della Enigmistica. Non per nulla gli antichi greci ne fecero gioco intellettuale, esercitando il loro acume nelle leggendarie sfide tra grandi personaggi e tra commensali alla fine dei banchetti, dove, alle più digeribili proposte si alternavano impegnative gare con relativi premi e penitenze, qual è ad esempio quella del dover bere vino inacidito. Parliamo di gente che, tanto per citare, risponde al nome di Omero, Pindaro e Platone. Di Omero si racconta che di fronte al quesito postogli da alcuni pescatori (quelli che non troviamo li teniamo, quelli che troviamo li buttiamo) non seppe dare la soluzione (pidocchi). L'opposto fece Edipo con la Sfinge; alla quale seppe rispondere "l'uomo" dinnanzi all'interrogativo "Qual è l'essere che cammina ora a due gambe, ora a tre, ora a quattro?".


Il fatto è che l'Enigmistica, quella con la "e" maiuscola, è una crisalide che si fa presto farfalla nella Ludolinguistica. La sa lunga sulla lingua cioè, la sa lavorare ed utilizzare a dovere, ne prende delle parole per disgiungerle e ricongiungerle fino a crearne di nuove. Essa inventa metafore con grande libertà e, al pari della miglior Letteratura, ne risveglia di assopite riproponendone di nuove. Inoltre, come la Poesia, l'Enigmistica abitua alla concisione, riuscendo, attraverso cortocircuiti di analogie, a dire ben più di quanto non dica il solito parlare. Abituando all'uso della parola giusta messa al posto giusto, sempre ci viene incontro come arte della precisione puntigliosa. Essa fa pensare, meditare, indugiare. Ideale materia scolastica perché unisce utile e dilettevole, ai giovani insegna innanzitutto a giocare con le parole, con le più sottili figure della retorica, con le metafore e le immagini più ardite. Non di rado essa ci fa imbattere in termini inattesi e non banali e a volte addirittura strani, perché lontani sia dall'uso che dall'abuso comune. Nel mezzo di una comunicazione oggi imposta dalla televisione, che è più che mai bulimica di frasi fatte e metafore morte, l'Enigmistica-Ludolinguistica ci ricorda quanto fruttuoso sia lo stare alla larga dai putridi miasmi del preconfezionato e dai polverosi ruderi del prefabbricato.”

sabato 22 maggio 2010

INTER AMATA E ANAGRAMMATA

Premesso che l'anagramma è quel trastullo enigmistico che nel riposizionare lettere di parole o frasi ne forma di nuove, premesso altresì che Inter, a cominciare dall'ambivalente parola terni (combinazioni al lotto e provincia umbra), si anagramma anche in treni, trine e quindi, forme imperative o esortative a parte (entri! o entri, prego!), nella seconda persona al presente del verbo entrare (tu entri), tutto ciò considerato, all'Inter appena salita sul "DC-8" tricolore sinonimo di scudetto numero diciotto, dedichiamo gli anagrammi onomastici (esclusivamente riferiti al nome, cioé) che seguono:
Josè Mourinho = Umorino? Oh, jes!

Diego Milito = egli dio, mito!



Marco Materazzi = corre? Ti ammazza!
e ancora:

Thiago Motta = Totti mago? Ah!
Javier Zanetti = E va' tir, anzi, jet!
Cristian Chivu = Vani trucchi? Sì!
Mario Balotelli = L'omertà o l'alibi.
Quindi, se per Maicon c'è un più che sintetico "macinò" che può permettersi di sottintendere il complemento oggetto e per Lucio c'è un "colui..." che poco dice ma molto lascia intendere, decisamente al di fuori dell'ambito squisitamente sportivo si collocano gli anagrammi d'un Esteban Cambiasso (Cinema e Boss? Basta!) in veste di maniaco cultore di film di gangster, d'un Ivan Ramiro Cordoba (Birmania? Vado, corro!) nell'abito del turista patito per i viaggi esotici e di un Walter Samuel (a wurstel? Male!) nei panni, stretti a quanto pare, d'un ghiotto divoratore di salsicciotti viennesi.

E se decisamente un po' sopra le nuvole e un po' sopra le righe risulta essere il surreale e poetico anagramma di Samuel Eto'o (esule atomo), ci pensa quello del presidentissimo Massimo Moratti (Rito? Somma stima!) a riportarci coi piedi saldamente appoggiati alla nuda terra.


Leone Pantaleoni

IDEE & OPINIONI

Poeta e scrittore scomparso il 18 maggio scorso, pochi sanno che Edoardo Sanguineti era profondo cultore d'arte edipica.
Non è dunque un caso che nel 1998 fu insignito del Premio Capri dell'Enigma, quel massimo riconoscimento che chi scrive il presente articolo sfiorò soltanto due anni dopo. Irresistibile consonanza fra letteratura e ludolinguistica, succede con Sanguineti quello che accade ad esempio con Umberto Eco. Curioso, sorprendente ma anche sdrucciolevole terreno, l'enigmistica è quella giocosa scienza in cui a ripetere velocemente la parola jonico (provate a farlo) la si trasforma in "cojoni". Oppure dove, meno banalmente, la pronuncia di "signora che soffre" può leggersi anche "signora che s'offre". Come a dire che per un piccolo apostrofo, sulla scia della sibillina virgola dell'ibis redibis e del punto che fece perdere la cappa a fra' Martino, si può passare da una partoriente ad un'escort. Riferite alle celluline celebrali, sempre l'enigmistica ne richiede concertazione e concentrazione. Come nel caso del "quotidiano di gran formato" che, invece del "Corriere della Sera" cela la croccante soluzione "pane". Sottolineato il chiaro rimando al Padre Nostro (quotidiano), quel "gran" sta infatti per grano e non per grande. Identica cosa dicasi di "lavora d'ago fino a mezzanotte per sistemare le mutande rotte". La mamma, la nonna o la zia che rammendano? Macché! Si tratta piuttosto della bussola, il cui ago indica sempre il nord (mezzanotte) e le cui mutande rotte sono i mutevoli tragitti percorsi dalle navi. Qualche grammo di materia grigia in più c'è da spendere dinnanzi al tavolo della roulette, con un "Rien ne va plus" che sottintende un "Bando di concorso alle poste". Infatti chi non sa che il "rien ne va plus" impedisce (bandisce) di partecipare (concorrere) alle puntate del gioco (poste)? Tornando infine al Sanguineti di partenza, alle introvabili parole che ripetano tre volte consecutive gruppi di due lettere (capopopolo e patatata), egli vi ha aggiunto un sorprendente "antititini". Ah, pregandovi di risparmiarcelo, patatata significa colpo inferto con una patata.
Leone Pantaleoni

martedì 18 maggio 2010

PIOGGIA

Musa della Poesia l'una e della Musica l'altra, Euterpe e Calliope debbono stavolta starsene costantemente e scomodamente acquattate sotto un capiente parapioggia. E devono magari farlo con il D'Annunzio de La pioggia nel pineto e il Verlaine della Canzone d'Autunno la prima, e con il Modugno di Piove e il Morandi di Scende la pioggia, la seconda. Di robusto e spazioso ombrello deve premunirsi anche l'innamorato Gene Kelly di Cantando sotto la pioggia, dacché quest'anno Giove Pluvio ci si è messo di brutto.
Al punto da ricordarci ora dopo ora, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, mese dopo mese e stagione dopo stagione, come pioggia e autunno non finiscano mai. Essendo che l'autunno 2010 si sta dimostrando di 212 giorni (dal primo ottobre al 30 giugno), qualcuno dovrà prendersi la briga di opportunamente rivedere e correggere quell'adagio che fa "30 dì conta novembre con april, giugno e settembre, di 28 ce n'è uno, tutti gli altri ne han 31". Inoltre, senza scomodare l'arciabusato "Non ci son più le mezze stagioni", si può chiosare col dire che mai come di questi tempi, pardon maltempi, la Primavera che non c'è più è davvero sinonimo di ... prima v'era. Di fronte a tanto, anche l'enigmista si trova privo di frecce nella faretra e se proprio come tutti brama il sole, deve come tutti andare a cercarselo nel vocabolario. E cioè laddove sono ospitati ulteriori termini di rinforzo come "asole", "isole", "soletta" e "solerte". A questo punto ci viene il sospetto che il sublime pittore Angelico fosse detto Beato non perché santo frate ma perché nato a Fiesole, visto che anche dentro la parola Fiesole ci si trova la parola sole. Parimenti da rivisitare il noto proverbio che in versione femminista fa "Meglio sole che male accompagnate". Viene infatti da domandarsi se quel sole, invece del contrario di accompagnate, non stia piuttosto ad indicare l'astro attorno al quale gira con i restanti pianeti la Terra. Una Terra così bagnata che ormai altro non è se non fango.

LEONE PANTALEONI

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01) Crittografia (frase: 7 6)
B S

02) Crittografia (frase: 7 7)
DB HPO

03) Crittografia (frase: 4 2 4)
NOME DELL'AT.ORE BANFI

04) Crittografia (frase: 4 10)
- CATINO -

05) Crittografia (frase: 7 2 5)
- QUI.T. LETTERA .. UN ALFABETO -

06) Crittografia (frase: 5 2 4)
- CH.SSA' -

07) Crittografia (frase: 8 7)
- VR VR VR VR TO -

08) Crittografia (frase: 3 4 4)
- TELEFONATEMI! -

09) Crittografia: (frase: 6 1 2 1 4 2 = 2 4 1 3 6)
D... DI NASCITA

10) Crittografia: (frase: 4 4 2 2 2 = 6 8)
IN QUEL PO.TO

11) Crittografia (frase: 8 2)
SONO RIMASTO LI’

INVITO AI CAGLIESI

INVIATEMI UN COMMENTO COL VOSTRO NOME, VI FARO' L'ANAGRAMMA.

GLI ANAGRAMMI DEI CAGLIESI

chi sono questi ?

(nome: 9, 8) = "PANCETTA CON SFREGI" Piercing mal eseguito?

(nome: 7, 7) = "RE FRA LE DOMANDE" Novello Mike Buongiorno?

(nome: 5, 7) = "CARDAR ALBERI"
Ma non era la lana?

per le soluzioni...